Quando si parla di riforma degli incentivi alle imprese, l’attenzione va naturalmente al Codice degli incentivi e al bando-tipo che ne è derivato. Sono le novità procedurali, quelle che toccano ogni domanda. Ma c’è un secondo pezzo della riforma che riguarda direttamente quali strumenti restano in piedi, e quali no.
È il decreto legislativo 26 giugno 2026, n. 138, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 178 del 3 agosto 2026.
Il Dlgs 138/2026 completa la delega della legge 160/2023 nella parte che il Codice degli incentivi (Dlgs 184/2025) non copriva: non le regole procedurali dei bandi, ma il numero e l’identità degli incentivi stessi. In pratica, dice quali strumenti sopravvivono e quali vengono assorbiti o soppressi.

- Perché il Governo ha deciso di ridurre il numero di incentivi
- I cinque strumenti confermati per il MIMIT
- Il Fondo per la Crescita Sostenibile diventa il contenitore principale
- Cosa viene soppresso
- Le domande già presentate restano valide
- Cosa manca ancora: i decreti attuativi
- Perché conviene tenerlo d’occhio
- Risorse utili
Perché il Governo ha deciso di ridurre il numero di incentivi
La legge delega 160/2023 chiedeva due cose distinte al Governo: armonizzare le procedure (fatto con il Codice degli incentivi) e razionalizzare l’offerta, cioè ridurre la frammentazione di misure sovrapposte gestite da amministrazioni diverse. Il Dlgs 138/2026 attua questa seconda parte, limitatamente agli incentivi di competenza statale (sono esclusi agricoltura, foreste, pesca e acquacoltura, che restano fuori dal perimetro del decreto).
L’obiettivo dichiarato non è tagliare risorse, ma concentrarle su meno strumenti, più stabili nel tempo e più prevedibili per chi li usa. Chi segue da anni i bandi PMI conosce bene il problema opposto: dozzine di misure a sportello, spesso simili tra loro, con margini di continuità incerti da un anno all’altro.
I cinque strumenti confermati per il MIMIT
Per gli incentivi di competenza del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il riordino concentra tutto su cinque strumenti:
- Fondo per la Crescita Sostenibile (FCS), di cui all’articolo 23 del Dl 83/2012, il cui perimetro viene esteso e rafforzato dal decreto stesso
- Fondo di garanzia per le PMI
- Fondo di sostegno al venture capital (Fondo Nazionale per l’Innovazione)
- Beni strumentali – Nuova Sabatini
- Incentivi nel settore dell’aerospazio
Non è un elenco casuale. Sono gli strumenti che il Ministero ha scelto di mantenere come canali stabili, mentre attorno a loro vengono soppresse una serie di misure minori.
Il Fondo per la Crescita Sostenibile diventa il contenitore principale
Il FCS è lo strumento su cui il decreto lavora di più. Viene riorganizzato in quattro sezioni, ciascuna con obiettivi e strumenti operativi propri:
Ricerca, sviluppo e innovazione. Passa dagli IPCEI (i progetti di comune interesse europeo) a bandi tematici con due modalità di accesso: procedure negoziali per i progetti di maggiore dimensione, sportelli tematici per il resto. Include anche il sostegno alla proprietà industriale e alla partecipazione a progetti di ricerca in collaborazione con le università.
Startup d’impresa. Bandi tematici dedicati alla creazione di nuove imprese e startup innovative, con attenzione esplicita all’imprenditorialità giovanile e femminile e alle sinergie con il mercato del venture capital.
Investimenti produttivi per la transizione verde e digitale. Qui rientrano i contratti di sviluppo (articolo 43 del Dl 112/2008) per i programmi di investimento di grandi dimensioni, più bandi tematici orientati alla transizione digitale ed ecologica delle imprese, con una menzione specifica di attenzione riservata alle PMI, cooperative comprese.
Accesso al credito e al mercato dei capitali. Misure per la continuità aziendale e la salvaguardia occupazionale nelle imprese in temporanea difficoltà, comprese quelle sequestrate o confiscate alla criminalità organizzata.
Per chi intende utilizzare la finanza agevolata, questa è la parte che vale la pena tenere d’occhio da vicino: i contratti di sviluppo e i bandi tematici del FCS diventeranno probabilmente il canale principale per gli investimenti produttivi di una certa dimensione, sostituendo nel tempo misure oggi ancora sparse su più fonti normative.
Cosa viene soppresso
Il decreto elenca in modo puntuale le misure abrogate. Per il Ministero degli Affari Esteri, sparisce il voucher per l’internazionalizzazione TEM con competenze digitali. Per il Ministero dell’Ambiente, vengono soppressi il credito d’imposta sui materiali di recupero e quello sui prodotti da riciclo e riuso. Per il Ministero del Lavoro, viene meno il Fondo rotativo nazionale self-employment.
Sono misure di portata limitata rispetto ai cinque strumenti confermati, ma se la vostra azienda le stava monitorando o aveva una domanda in corso, la clausola transitoria è quella che conta davvero.
Le domande già presentate restano valide
Il decreto tutela chi ha già un procedimento avviato: per le misure soppresse, resta ferma l’applicazione delle vecchie regole fino alla conclusione del procedimento, comprese le eventuali fasi di recupero di agevolazioni indebitamente percepite. Non c’è quindi un’interruzione immediata per chi ha domande pendenti, ma non ci saranno nuovi bandi su quelle linee.
Cosa manca ancora: i decreti attuativi
Il Dlgs 138/2026 fissa la cornice, non i dettagli operativi. Le discipline quadro che regoleranno concretamente i bandi tematici del FCS (ricerca e innovazione, startup, transizione verde e digitale, accesso al credito) arriveranno con decreti del Ministro delle Imprese e del Made in Italy, da adottare entro 180 giorni dall’entrata in vigore della prossima legge di bilancio. È lì che si capirà, voce per voce, come cambieranno requisiti, intensità di aiuto e procedure di accesso rispetto agli strumenti attuali.
Nel frattempo, gli stanziamenti annuali di ciascuna sezione del Fondo verranno definiti proprio con la legge di bilancio successiva all’entrata in vigore del decreto, utilizzando le risorse liberate dalle misure abrogate.
Perché conviene tenerlo d’occhio
Molte PMI lavorano soprattutto con bandi regionali o europei, e potrebbero essere tentate di considerare questo riordino una questione che riguarda solo il livello centrale. Non è così su un punto preciso: la Nuova Sabatini e i contratti di sviluppo restano gli strumenti nazionali più usati dalle PMI italiane per investimenti in beni strumentali e programmi di sviluppo produttivo. Sapere che ora sono ufficialmente parte di un impianto consolidato, anziché misure isolate soggette a rifinanziamenti incerti anno per anno, è un’informazione che pesa quando si pianifica un investimento a 12-18 mesi.
Se state valutando un investimento che potrebbe rientrare in una delle nuove sezioni del FCS, in particolare contratti di sviluppo o bandi tematici su transizione digitale ed ecologica, possiamo aiutarvi a capire in anticipo su quale linea orientarvi, prima che escano i decreti attuativi.
Risorse utili
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Consulente specializzato in agevolazioni ed incentivi per le aziende
Mi sono laureato in Economia Aziendale presso l’università Ca’ Foscari di Venezia e sono da sempre appassionato di innovazione e tecnologia.
Mi dedico al supporto delle aziende che grazie all’innovazione vogliono crescere e svilupparsi.
Lo faccio con approccio multidisciplinare grazie ad gruppo di professionisti di specializzati nei singoli ambiti della finanza agevolata e della consulenza.
Sono autore di vari articoli specialistici e speaker in seminari e convegni di settore.
Ho scritto il libro “Come far crescere la tua azienda con agevolazioni ed incentivi”
Scheda di riepilogo sintetica senza carattere di ufficialità ed esaustività con obiettivo di informazione generale. Per approfondimenti occorre fare esclusivo riferimento al bando e alla normativa ufficiale.




