Il Decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38, convertito con modificazioni dalla Legge 22 maggio 2026, n. 88, ha inserito l’iperammortamento tra le variazioni ammesse a rettifica del reddito concordato, risolvendo un conflitto normativo che fino a marzo 2026 escludeva le imprese aderenti al concordato preventivo biennale (CPB) dal beneficio fiscale sugli investimenti in beni 4.0. Di seguito la norma specifica, il meccanismo con cui opera e cosa cambia per chi ha già aderito al CPB 2026-2027.

La risposta breve
Dal 2026 l’iperammortamento (L. 199/2025, art. 1 commi 427-436) è utilizzabile anche dalle imprese che hanno aderito al concordato preventivo biennale. La maggiorazione del costo dei beni strumentali è stata inserita tra le variazioni ammesse a rettifica del reddito concordato, quindi riduce l’imponibile IRPEF o IRES anche se il reddito effettivo dell’impresa è diverso da quello concordato con l’Agenzia delle Entrate.
Il problema iniziale: perché erano incompatibili
Il concordato preventivo biennale, disciplinato dal D.Lgs. 12 febbraio 2024, n. 13, funziona su un meccanismo preciso: il contribuente concorda con l’Agenzia delle Entrate un reddito fisso per due periodi d’imposta. Su quel reddito si pagano le imposte, indipendentemente dal risultato effettivo dell’attività , salvo l’applicazione di alcune variazioni tassativamente elencate dalla norma (plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze attive e passive, perdite su crediti, maggiorazione del costo del lavoro e poche altre voci).
Quando la Legge di Bilancio 2026 ha reintrodotto l’iperammortamento, quella misura non compariva tra le variazioni ammesse. Il risultato pratico: un’impresa che aveva aderito al concordato per il 2026-2027 pagava le imposte sul reddito concordato senza poter dedurre nulla per gli investimenti in beni 4.0 effettuati nello stesso periodo. Il beneficio fiscale, semplicemente, si azzerava per chi aveva scelto il concordato.
Era una situazione paradossale: penalizzava proprio le imprese più solide e più propense a investire, cioè il target naturale dell’iperammortamento.
La norma che ha risolto il conflitto
L’articolo 7-bis del Decreto-legge 27 marzo 2026, n. 38 (Decreto Fiscale), introdotto in sede di conversione dalla Legge 22 maggio 2026, n. 88, ha modificato la disciplina del concordato preventivo biennale inserendo l’iperammortamento tra le componenti che concorrono alla normalizzazione del reddito concordato.
In pratica, la maggiorazione delle quote di ammortamento e dei canoni di leasing prevista dall’iperammortamento è ora equiparata, ai fini del CPB, a voci come le plusvalenze o la maggiorazione del costo del lavoro: entra nel calcolo come variazione ammessa, riducendo il reddito su cui si pagano le imposte anche in regime di concordato.
Come funziona in pratica il meccanismo di normalizzazione
Il concordato preventivo biennale prevede che alcune componenti straordinarie o specificamente individuate dalla norma possano rettificare il reddito concordato, sia in aumento che in diminuzione. Prima del DL 38/2026, l’iperammortamento non rientrava in questo elenco. Dopo la modifica, la maggiorazione fiscale del costo dei beni agevolati:
- si somma alle altre variazioni ammesse (plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze attive e passive, perdite su crediti, maggiorazione costo del lavoro)
- genera una variazione in diminuzione del reddito concordato, applicata secondo le stesse regole ordinarie previste per l’iperammortamento fuori dal concordato
- non richiede la rinuncia al concordato: l’impresa mantiene i benefici del CPB (blocco del reddito, regime premiale ISA) e in più deduce l’iperammortamento
Esempio di calcolo
Ipotizziamo un’impresa che ha aderito al CPB 2026-2027 con un reddito concordato di 150.000 euro. Nello stesso periodo effettua un investimento in un bene 4.0 che genera una maggiorazione iperammortamento di 50.000 euro (variazione in diminuzione di competenza del periodo).
| Prima del DL 38/2026 | Dopo il DL 38/2026 | |
|---|---|---|
| Reddito concordato | 150.000 euro | 150.000 euro |
| Maggiorazione iperammortamento deducibile | Non ammessa | 50.000 euro |
| Reddito imponibile effettivo | 150.000 euro | 100.000 euro |
| Risparmio fiscale aggiuntivo (IRES 24%) | 0 euro | 12.000 euro |
Prima della correzione normativa, l’impresa pagava le imposte sull’intero reddito concordato, perdendo di fatto il beneficio dell’investimento. Dopo la correzione, l’iperammortamento riduce l’imponibile esattamente come farebbe fuori dal regime di concordato.
L’esempio è semplificato a fini illustrativi. Il calcolo puntuale dipende dal tipo di bene, dal coefficiente di ammortamento applicabile e dalle altre variazioni eventualmente presenti nello stesso periodo d’imposta.
Chi deve prestare attenzione
Il correttivo si applica al concordato preventivo biennale 2026-2027. Se la tua impresa:
- ha già aderito al CPB per il 2026-2027 prima di marzo 2026, la compatibilità con l’iperammortamento si applica comunque, senza necessità di rinnovare l’adesione
- sta valutando l’adesione al CPB 2026-2027 (termine prorogato al 2 novembre 2026), può farlo sapendo che eventuali investimenti in beni 4.0 non verranno penalizzati
- aveva rinunciato al CPB proprio per non perdere l’iperammortamento, può ora rivalutare la convenienza complessiva del concordato alla luce del correttivo
Cosa verificare prima di aderire al CPB 2026-2027
- Se hai investimenti 4.0 programmati per il 2026 o il 2027, verifica che rientrino negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026
- Calcola il beneficio atteso dall’iperammortamento e del concordato (blocco del reddito, regime premiale ISA, esonero dal visto di conformità )
- Verifica la regolarità del DURC e il rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro, condizioni trasversali richieste sia per l’iperammortamento sia, indirettamente, per l’affidabilità fiscale richiesta dal CPB
- Se hai già rinunciato al concordato per questo motivo negli scorsi mesi, rivaluta la scelta con il tuo consulente alla luce del correttivo
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Consulente specializzato in agevolazioni ed incentivi per le aziende
Mi sono laureato in Economia Aziendale presso l’università Ca’ Foscari di Venezia e sono da sempre appassionato di innovazione e tecnologia.
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