Iperammortamento 2026 per Ditte Individuali e Società di Persone: il recupero fiscale più alto

L’iperammortamento 2026 (L. 199/2025, art. 1 commi 427-436) non fa distinzioni di forma giuridica: si applica a società di capitali, società di persone e ditte individuali allo stesso modo. Quello che cambia, e in modo significativo, è il risparmio fiscale effettivo che ciascuna forma giuridica ottiene dalla stessa maggiorazione. Per un imprenditore individuale o un socio di società di persone con reddito elevato, il recupero può essere più alto rispetto a una SRL.

Chi può accedere

La norma non pone alcun limite legato alla forma giuridica. Possono accedere all’iperammortamento tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa:

  • società di capitali (SRL, SPA, SAPA), soggette a IRES
  • società di persone (SNC, SAS), soggette a IRPEF per trasparenza in capo ai soci
  • ditte individuali, in regime di contabilità ordinaria o semplificata
  • enti commerciali e stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti

Non ci sono limiti di dimensione aziendale o di settore economico. La condizione unica è avere reddito d’impresa determinato in via analitica.

Perché il recupero fiscale può essere più alto

L’iperammortamento maggiora il costo fiscale del bene dello stesso identico importo, a parità di investimento, per qualsiasi forma giuridica. Ma il risparmio d’imposta che ne deriva dipende dall’aliquota applicata al reddito su cui quella maggiorazione va a incidere.

Le società di capitali pagano IRES a un’aliquota fissa del 24%. Le ditte individuali e le società di persone sono invece tassate a IRPEF, con aliquote progressive del 23%, 33% e 43% in base al reddito complessivo del titolare o dei soci. Più alto è il reddito su cui si applica l’aliquota marginale, maggiore diventa il risparmio generato dalla stessa maggiorazione fiscale.

Per un imprenditore individuale con reddito che ricade nello scaglione più alto, un euro di maggiorazione iperammortamento vale quasi il doppio, in termini di risparmio effettivo, rispetto allo stesso euro dedotto da una SRL.

IRPEF a scaglioni vs IRES fissa: il meccanismo che fa la differenza

Per capire l’effetto, bisogna partire da come si calcola il risparmio. Ogni euro di costo deducibile in più riduce le imposte per un importo pari all’aliquota applicabile:

  • società di capitali: risparmio del 24% per ogni euro di maggiorazione (aliquota IRES fissa)
  • ditte individuali e società di persone: risparmio variabile, in base allo scaglione IRPEF su cui incide la deduzione (23%, 33% o 43%)

Questo significa che lo stesso investimento, con la stessa maggiorazione iperammortamento, genera risparmi fiscali diversi a seconda di chi lo effettua. Non è un vantaggio automatico per tutte le ditte individuali: se il reddito del titolare è basso e ricade nel primo scaglione al 23%, il risparmio sarà inferiore a quello di una SRL. Il vantaggio si manifesta soprattutto per imprenditori e soci con redditi complessivi elevati, che si trovano già nello scaglione IRPEF al 33% o al 43%.

Attenzione: forfettari e redditi non determinati in via analitica sono esclusi

Un punto su cui è importante essere chiari, perché genera spesso aspettative sbagliate. L’iperammortamento è riservato ai soggetti che determinano il reddito d’impresa in via analitica, cioè in contabilità ordinaria o semplificata. Restano esclusi:

  • i contribuenti in regime forfettario, che non deducono costi analitici e per struttura del regime non possono beneficiare di alcuna maggiorazione fiscale su investimenti
  • i soggetti che determinano il reddito con criteri diversi da quello analitico, come le imprese agricole che restano nel regime del reddito agrario su base catastale
  • i professionisti con reddito di lavoro autonomo non organizzato in forma d’impresa

Prima di pianificare un investimento contando sull’iperammortamento, verifica quindi il regime fiscale della tua attività. Il passaggio dal forfettario alla contabilità ordinaria o semplificata è una scelta che va valutata con il tuo commercialista con largo anticipo rispetto alla data dell’investimento, non a ridosso dell’acquisto del bene.

Esempio di calcolo: stesso investimento, aliquote diverse

Ipotizziamo un investimento in un bene 4.0 (Allegato IV) del costo di 100.000 euro, con maggiorazione iperammortamento del 180% (primo scaglione).

Maggiorazione: 100.000 × 180% = 180.000 euro

SRL (IRES 24%)Ditta individuale (IRPEF 43%)
Maggiorazione deducibile180.000 euro180.000 euro
Aliquota applicata24%43%
Risparmio fiscale sulla maggiorazione43.200 euro77.400 euro
Differenza rispetto alla SRL+34.200 euro

A parità di investimento, l’imprenditore individuale con aliquota marginale al 43% ottiene un risparmio fiscale superiore di oltre 34.000 euro rispetto a una SRL. Il vantaggio dipende interamente dallo scaglione IRPEF applicabile: con un’aliquota marginale al 23%, il risultato si ribalterebbe a favore della SRL.

L’esempio è semplificato a fini illustrativi e non considera addizionali regionali e comunali IRPEF, né la distribuzione della maggiorazione sull’intero piano di ammortamento. Per un calcolo puntuale sul tuo caso, richiedi una simulazione personalizzata.

Il nodo IRAP: chi ne è già esente

La maggiorazione iperammortamento non produce mai effetti ai fini IRAP, per nessuna forma giuridica: opera esclusivamente su IRES e IRPEF (art. 1, c. 427, L. 199/2025).

C’è però una differenza di partenza che vale la pena conoscere quando si confrontano forme giuridiche diverse. Le ditte individuali e i lavoratori autonomi sono già esenti IRAP dal 2022 (art. 1, comma 8, L. 234/2021). Le società di capitali, invece, restano soggette a IRAP e ottengono un risparmio aggiuntivo del 3,9% sulla quota di ammortamento ordinario del bene, al di fuori della maggiorazione iperammortamento vera e propria. Questo risparmio aggiuntivo non riguarda la maggiorazione in sé, ma va tenuto presente in un confronto complessivo tra forme giuridiche sullo stesso investimento.

Condizioni di accesso comuni a tutte le forme giuridiche

Indipendentemente dalla forma giuridica, restano ferme le condizioni generali già valide per l’iperammortamento:

  • regolarità degli adempimenti contributivi e previdenziali (DURC in corso di validità)
  • rispetto delle normative sulla sicurezza nei luoghi di lavoro
  • beni compresi negli Allegati IV e V della Legge di Bilancio 2026, con interconnessione al sistema aziendale
  • perizia tecnica asseverata e certificazione contabile, obbligatorie per tutti gli investimenti
  • comunicazioni preventiva, di conferma e di completamento tramite la piattaforma GSE

Errori da evitare

  • Confondere il regime forfettario con la contabilità semplificata: sono regimi diversi, solo la contabilità semplificata (e quella ordinaria) danno accesso al beneficio
  • Ignorare l’effetto reddito in perdita: se l’impresa o l’imprenditore chiudono l’esercizio in perdita fiscale, la maggiorazione non genera un risparmio immediato, perché manca l’imposta su cui applicarla
  • Non pianificare l’investimento in base allo scaglione IRPEF atteso: per un imprenditore individuale, il momento e l’entità dell’investimento andrebbero valutati anche in funzione del reddito complessivo previsto per l’anno, che determina l’aliquota marginale su cui si calcola il risparmio
  • Dare per scontato il passaggio da forfettario a contabilità ordinaria: è una scelta con effetti su più fronti fiscali e contributivi, da valutare con il proprio commercialista, non una semplice formalità

Risorse utili

Scheda di riepilogo sintetica senza carattere di ufficialità ed esaustività con obiettivo di informazione generale. Per approfondimenti occorre fare esclusivo riferimento al bando e alla normativa ufficiale.