gabriele-marazzi-bitcoin-blockchainGabriele Marazzi   

Si interessa di blockchain dal 2015

Ha collaborato con Ernest and Young e Be Consulting nell’ambito di porgetti sul blockchain

Sta seguendo il programma Innovaction Lab condotto da Augusto Coppola

Attualmente è impegnato con la sua start up (spidchain) che si occupa di software basato su blockchain e che ha da poco ricevuto un finanziamento congiunto da LVenture Group e CII2: Club Italia Investimenti

 

Ci racconti in breve sintesi cos’è la blockchain?

Quando inizio a spiegare questa tecnologia di solito faccio sempre riferimento a bitcoin, che è il protocollo che ha dato origine alla blockchain, faccio sempre un esempio riferito la prima forma di ledger

Nella storia dell’antichità a una delle prime forme di scrittura è stato proprio un libro mastro. Dei fogli di papiro che contenevano delle scritture di passaggio di valore di merce da una persona all’altra. Se noi prendiamo un foglio di papiro e lo mettiamo in sequenza uno di seguito all’altr,o appendendo oltre alle transazioni di valore che questi registrano, un numero sul primo, un numero sul secondo e così via e sul secondo scriviamo anche il precedente era il numero uno e sul terzo scriviamo che il precedente era il numero due, e così via, abbiamo in questo modo costruito
una blockchain cartacea.

Quindi la blockchain non è altro che un libro mastro digitale.

Quel’è la funzionalità di questa tecnologia?

In bitcoin la funzionalità è quella di registrare le transazioni di valore monetario che intercorrono tra peers in una rete.

Ma il vero valore della blockchain viene dal protocollo stesso che introduce oltre alla firma digitale, degli aspetti di consenso legati a un algoritmo noto come HashCash che veniva inizialmente utilizzato per prevenire lo SPAM.

Introduce anche il concetto della proof of work cioè un’operazione matematica molto complessa da risolvere ma molto facile da verificare che viene appesa ad ogni invio di messaggi. In sostanza, ad ogni chiusura di un nuovo blocco, ogni volta che un validatore della rete decide di scrivere un nuovo blocco deve effettuare questa proof-of-work e questo garantisce che la rete non possa fornire informazioni false (in aggiunta naturalmente alle prove crittografiche e alle firme digitali che vengono utilizzate nel registro)

Quindi in realtà la tecnologia è un insieme di fattori e la blockchain è soltanto un aspetto di questa tecnologia.

Nel caso delle monete reali, il valore è associato alla fiducia riposta nell’entità centrale che comanda queste monete, le banche centrali. In questo caso invece come viene gestita la questione “fiducia”?

Di fatto si dice che sia un sistema senza fiducia più che un sistema di fiducia distribuita.
E’ l’algoritmo stesso che permette alla rete di funzionare senza che ci sia bisogno né di conoscere chi c’è dall’altra parte nel momento in cui io sto scambiando valore ne di avere un qualunque tipo di organismo centralizzato o decentralizzato che gestisca la fiducia.

Infatti si parla di reti trustless cioè senza fiducia, che poi tradotto in italiano viene suona male perché sembra inaffidabile.

Ma l’aspetto su cui porre l’attenzione è proprio la non necessità di una fiducia.

Ed è questa la l’innovazione che viene introdotta, non soltanto dalla blockchain ma da tutto quanto il sistema che è che è nato con bitcoin e che poi ha dato origine a tutte quante altre forme di criptovalute.

Oltre alle criptovalute che tipo di altri utilizzi può avere questo tipo di tecnologia ?

Uno degli aspetti fondamentali che questa tecnologia ha portato è quello dell’immutabilità.

Si tratta in sostanza di avere un registro condiviso, nel quale tutti quanti possono scrivere informazioni in maniera oltretutto permissionless (cioè senza richiedere il permesso a nessuno) e che poi successivamente non possono più essere modificati.

In questo senso si parla di immutabilità ed e basata su questo una delle prime applicazioni non monetarie di questa tecnologia legata per esempio la registrazione di dati sensibili in modo da garantire successivamente la non alterabilità dei dati.

La proprietà di immutabilità è vera soprattutto nella rete di bitcoin perché per esempio la rete più grande alternativa a bitcoin, ethereum ha già visto nella sua storia dei problemi da un punto di vista dell’immutabilità.

C’è infatti già stato un evento in cui la “storia” della blockchain di Ethereum è stata riscritta.

A seguito di un attacco hacker che ha “tirato fuori” da un contratto dei soldi, le persone che in quel momento che in quel momento lavoravano su Ethreum o che comunque avevano degli interessi su questa criptovaluta  si sono messi (più o meno) d’accordo ed hanno modificato la “catena” dei dati.

Questo naturalmente ci porta al punto di debolezza della blockchain. Benchè ci sia la prof of work (il sistema matematico noto come “il consenso dei generali bizantini”) la blockchain è suscettibile ad un attacco nel momento in cui il 50 o più dei nodi della rete si mettono d’accordo per cambiare arbitrariamente le informazioni che sono sul database e quindi in questo caso non si potrà più parlare di immutabilità.

E’ per questo che serve una rete molto grande, che abbia una storia e anche una resistenza a qualunque tipo di attacco e di modifica come quella di bitcoin che ad oggi è l’unica che può detenere veramente il primato di della di immutabilità.

Oltre quindi all’utilizzo per scambio di denaro, la blockchain di bitcoin viene utilizzata ad esempio da protocolli come Open Timestamp di Eternity wall che permettono di notarizzare qualunque tipo di informazione, anche grandi quantità di dati, direttamente sulla blockchain.

Ad esempio, hanno notarizzato tutto quanto contenuto in archive.org, il sito che gestisce il versioning di tutti quanti siti web esistenti.

Sostanzialmente si tratta di utilizzare una transazione economica a fini non di trasferimento di denaro ma di “registrazione”

Sì perché comunque per inviare una transazione a una blockchain come quella di bitcoin, quindi da una blockchain che ha un collegamento con una criptomoneta, è necessario “spendere” dei soldi, quindi spendere dei bitcoin.

In questo caso specifico però all’utilizzo non è quello di inviarli a qualcuno ma di “bruciarli”. Per questa applicazione i bitcoin vengono mandati a un indirizzo inesistente che solitamente rappresenta un hash, quindi un impronta digitale o un fingerprint del documento (o dell’indice dei documenti) che si vuole notarizzare.

In questo modo quei soldi non sono più accessibili perché vengono mandati un indirizzo che poi non potrà rispondere e per questo si dice che vengono “bruciati” ma rappresentano la prova permanente del fatto che quel in quel dato momento si voleva notarizzare un insieme di informazioni.

La quantità di denaro “transata” può essere anche molto piccola?

Si, la quantità di denaro deve essere sufficientemente piccola ma non troppo per permettere comunque la transazione di essere propagata nella rete. Deve essere sufficiente a “pagare” i validatori che poi propagano effettivamente la transazione.

Perchè un’azienda dovrebbe interessarsi al blockchain oltre ovviamente ad un eventuale utilizzo di criptovalute come sistema di pagamento?

Con la blockchain e quindi bitcoin e le criptomonete siamo in una fase in cui stiamo sviluppando una tecnologia del futuro.

Siamo un po’ come agli albori di Internet quando iniziavano a formarsi le prime reti e l’applicazione tipica di Internet era lo scambio della mail.
Oggi l’applicazione tipica della blockchain e lo scambio di denaro ma non è neanche possibile oggi immaginare tutti i servizi che si costruiranno su questo protocollo e su questa su questa tecnologia.

Così è successo per internet: nessuno si sarebbe immaginato che sarebbe nato Facebook o Google.

Ancora non si vedono i frutti che questa tecnologia da  sicuramente si tratta di una tecnologia disruptive e altamente innovativa, che  trasformerà moltissimi settori trasversalmente.

 

 

Per contattare o incontrare Gabriele Marazzi:

Blockchain Roma Meetup mensile a Roma su blockchain e criptovalute con ospiti internazionali.

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Music: Dub Step – Bensound.com

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